MEDITAZIONE

meditazione

Che cos’è e che cosa non è la meditazione - Roy Eugene Davis

La definizione di meditazione è: il processo attraverso il quale siamo in grado di contemplare l’Unica Realtà (la nostra natura dell’anima) per comprenderla. Meditare non è sinonimo di autoipnosi e autosuggestione e non significa pensare, ricordare eventi passati o tentare di risolvere i problemi. Non c’è bisogno di essere confusi. La meditazione è il tempo che abbiamo a disposizione per rimanere in uno stato di coscienza chiaro e consapevole. Dopo la meditazione, se lo desideriamo, possiamo pensare, pianificare, esaminare le nostre relazioni nel mondo in cui viviamo e risolvere i problemi. Se per prima cosa non meditiamo, utilizzeremo il nostro tempo tranquillo al livello della coscienza umana, dove esistono problemi e impegni. Ogni meditazione, fatta in modo appropriato, è un’esperienza trascendente. Se non trascendiamo la mente e la nostra natura emotiva, non abbiamo meditato correttamente. Qualcuno può chiedere: qual è la tecnica di meditazione migliore? La risposta è: quella che chiarisce con maggior efficacia mente e coscienza.Possono essere utili: preghiera, attenzione focalizzata sul respiro, flusso interiore dell’attenzione e ascolto di un mantra (suono interiore). Si può anche meditare senza tecniche, facendo semplicemente fluire l’attenzione sulla chiara consapevolezza. Tecniche e metodi sono procedure preliminari. E’ dopo esserci rilassati e liberati dall’identificazione mentale, che possiamo meditare correttamente.

 

Gli otto passi da fare per avere successo (nel percorso spirituale n.d.t.), secondo il sistema del Raja yoga, sono: comportarsi correttamente nel mondo in cui viviamo, osservare le discipline (studio, autocontrollo, meditazione e vivere secondo la volontà di Dio), postura appropriata, controllo della forza vitale, interiorizzazione dell’attenzione, concentrazione, meditazione pura e realizzazione. Notate gli ultimi tre stadi: concentrazione, meditazione pura e realizzazione. Alcuni insegnanti istruiscono: concentrazione, autosuggestione e identificazione. Questo insegnamento non è compatibile con la vera procedura di meditazione. Concentrazione significa: attenzione focalizzata. Meditazione pura significa: flusso diretto in maniera ferma verso l’oggetto della concentrazione. Realizzazione significa: muoversi nel chiaro livello di consapevolezza denominato supercoscienza. L’autosuggestione è un processo mentale e conduce ad una determinata esperienza della stessa natura o ad un’identificazione con un’idea preconcetta. E’ una limitazione, mentre la meditazione praticata in modo corretto conduce alla libertà. Se rammentassimo che meditare correttamente significa muoverci oltre i livelli coscienti della mente, non avremmo la tentazione di utilizzare tecniche di autosuggestione su di noi durante la pratica della meditazione. Esiste una differenza tra la suggestione – o il condizionamento della mente subconscia – e il mantenimento di un ideale durante i primi stadi della meditazione. Per spiegare meglio questo concetto: se si accetta la suggestione della ricchezza, si può credere di essere ricchi, ma si può non sperimentarlo in realtà. Se, d’altro canto, ci si risveglia alla realizzazione della vera ricchezza e ci si mette in sintonia con la Realtà e il flusso della vita, ciò che il mondo definisce come “ricchezza” arriva in espressione nella propria esistenza.

 

Una persona può suggestionarsi di essere una creatura spirituale e questa cosa rimarrà per sempre solo un concetto. La stessa persona può invece risvegliarsi dalla limitazione della coscienza ristretta e realizzare realmente la sua natura immortale. La suggestione può avere il suo posto nei primi gradi di apprendimento, quando stiamo ancora lavorando per regolare i livelli subconsci della mente, ma la vera meditazione consiste nel liberarsi dalla mente stessa. Si arriva al punto dell’obiettività assoluta, dove si rimane semplicemente testimoni di stati di coscienza e attività mentali. A quel punto, non dobbiamo affermare di non essere il corpo o la mente, poiché siamo in condizione di comprendere chiaramente di essere ciò che osserva i processi interiori. Uno dei maggiori problemi che i principianti affrontano, consiste nel fatto che molti di loro sono troppo ansiosi circa i risultati e desiderano vedere segni immediati di progresso. Dopo pochi giorni o settimane si scoraggiano oppure cercano giornalmente (anche sforzandosi) visioni, “rivelazioni”, ecc. La mente può produrre qualsiasi cosa si desideri o quasi. A quel punto si diventa coinvolti dalle esperienze fenomeniche e ci si dimentica di muoversi verso l’esperienza trascendente. Si può osservare qualsiasi cosa avvenga durante la meditazione, ma l’atteggiamento deve essere: “Sono interessato solo all’esperienza della pura coscienza”. Ciò che va e viene durante la meditazione non è stabile, pertanto deve essere lasciato indietro. Un altro problema è che gli studenti che meditano insieme si raccontano le percezioni interiori. Non è consigliato farlo (1), perché si tende ad enfatizzare le esperienze passeggere e a dare alle stesse un’importanza che non hanno.

 

Traduzione e note di Furio Sclano

 

(1) E’ utile meditare in gruppo ogni tanto. Non è utile - come spiegato nell’articolo – raccontare ad altri le proprie esperienze meditative.

  • Da “Truth Journal” – Luglio 1974

  • Fonte web Kriyayoga.it